Adulti e adolescenti: paure, curiosità e inadeguatezze nell’uso della Rete e di Facebook

Album di e://Dantes - Flickr - Licenza CC

Un campione di dodicenni, insegnanti e genitori con cui parlare di Web e Social Media

Sono circa 70 i ragazzi di II media, a scuola dei quali sono già stata, per la “lezione” introduttiva su blog e opportunità della ReteBologna: dalle classi seconde verranno infatti selezionati i volontari che faranno parte della redazione web per costruire il blog della scuola e fare uno storytelling partecipativo del quartiere, mettendo in comune storie e racconti.

Oltre a questo campione di persone, la settimana scorsa sono stata invitata anche in una Media del centro città, per un incontro informativo sulle regole per essere cittadini digitali.

In una II media della scuola, genitori e insegnanti – a seguito di qualche spiacevole fatto conseguente all’uso inconsapevole di Facebook – mi hanno chiesto di raccontare a loro e agli studenti come stare bene in Rete per evitare i pericoli  senza dimenticare le opportunità che offre, se usata adeguatamente.

Alla lezione ha partecipato anche il Dirigente Scolastico, dimostrando grande sensibilità e interesse a un tema sempre più attuale, connotato da un forte digital divide generazionale.

A tutti questi 100 ragazzi e ai loro insegnanti ho fatto le stesse domande:

  • che cosa fai in Rete?
  • hai un account Facebook? Lo sai che Facebook sarebbe vietato ai minori di 13 anni?
  • i tuoi genitori si interessano/stanno con te quando navighi in Rete?

Ne sono uscite risposte su cui riflettere.

A cosa serve Facebook?

“Facebook serve a offendere chi ci sta antipatico!”  mi ha detto una delle ragazze.

Corollario a questa risposta, da parte di altri compagni è stato: “E’ utile per sapere cosa fanno i tuoi amici, anche quelli che non ti piacciono!” oppure “io chatto e faccio degli scherzi: è facile fare degli scherzi su Facebook!”.

La maggior parte degli studenti ha dichiarato che i genitori non sono presenti quando naviga, che è consapevole del fatto che Facebook sarebbe vietato ai minori di 13 anni e che per poter iscrivere il proprio profilo ha “rubato” un paio di anni all’anagrafe.

Quando parlo della sicurezza e della necessità di attenzione nella scelta degli “amici” sul popolare Social Net, invitando a tenere solo quelli che si conoscono anche nella vita reale, la maggior parte sostiene che è proprio quello che fa, che la bacheca non è altro che un modo per rimanere in contatto, anche al pomeriggio, con gli amici di scuola.

Anche tra i dodicenni ce ne sono alcuni che snobano la Rete e dichiarano di non usare MAI Internet, perché è “una sciocchezza”.

Gli insegnanti e genitori presenti alle lezioni sono molto attenti ma anche molto preoccupati: quando parliamo, prima o dopo l’incontro, capisco che ci sono alcune ansie che li accomunano un po’ tutti e riguardano il senso di inadeguatezza di fronte a mezzi che non conoscono e spesso non condividono.

Molti di loro non riescono a capire cosa ci trovino i ragazzi nella vita virtuale, fanno paragoni con i pomeriggi all’aperto della loro (nostra) adolescenza e ammettono di non avere i mezzi per capire di cosa si parla, quando qualche alunno/figlio fa riferimento a termini legati al mondo virtuale.

Le reazioni spaziano dal desiderio di mettersi in pari, di tutelare i propri figli dai rischi che possono correre, dalla voglia di imparare cose nuove alla resistenza culturale (“non fa per me e non mi interessa!”).

Si tratta di un campione comunque “evoluto”: stiamo parlando di 2 scuole dove hanno voluto fortemente creare un’occasione di incontro tra me e i ragazzi; l’esigenza è avvertita in maniera forte e chiara.

Le parole magiche che piacciono ai ragazzi e creano attenzione in classe

I ragazzi che quando mi vedono entrare in classe si chiedono chi io sia e sui cui volti riconosco quel sentimento (che abbiamo provato tutti) di sollievo nel pensare che per 2 ore potranno anche non stare attenti, visto che non si farà una vera e propria lezione, appena nomino i principali social network, cito facebook, youtube e i giochi on line sembra che prendano una scossa. Si rizzano sulla sedia e si attivano.

E’ come se alcune parole magiche che fanno parte del “loro” mondo creassero un legame, un contatto profondo. Ne ho la certezza quando una studentessa, durante un incontro, mi dice “Vorrei vivere con lei!” come se il fatto stesso che fossi blogger, che uso e lavoro con i social media, mi rendesse “immune all’adultità” e pari a loro.

Hanno dubbi, inconsapevolezza d’uso e vogliono imparare molte cose sulla Rete. Con il passare del tempo e durante la discussione, riescono a fare emergere passioni (fotografia, scrittura, video) e mi fanno un sacco di domande.

Specialmente su Twitter e sui blog.

Già, perché per la maggioranza di loro Twitter è curiosità (“Ne parlano tutti!”) e i blog non sanno nemmeno cosa siano. Per la maggior parte di loro la Rete è Facebook, esattamente come per molte persone, fino al 2006 era Google.

Genitori, figli, insegnanti: una RETE da creare intorno alla Rete

Siamo ancora all’inizio di un percorso, ma certamente posso fare alcune prime considerazioni di massima:

  • i genitori o sottovalutano la necessità di un affiancamento dei propri figli nell’uso della Rete o sono pieni di paure e si sentono spaesati
  • gli insegnanti si sentono molto inadeguati
  • i ragazzi sono inconsapevoli dei rischi, di eventuali operazioni illegali che compiono – a scapito della privacy altrui – e che ritengono scherzi innocui perché non ne hanno un’immediata conseguenza.

Eppure:

parlare di Rete, offrire un orientamento su questi temi è utilissimo non solo per gli ovvi motivi, ma anche perché crea un dialogo intergenerazionale. I ragazzi sono disorientati di fronte allo strumento, in modo diverso ma analogo agli adulti. Serve creare l’occasione per FARE RETE tra insegnanti, genitori e figli. Scusate il gioco di parole ma il Web potrebbe offrire proprio l’opportunità giusta.

Creare una triangolazione è quanto mai necessario. 

Come scrive bene Carlo Infante, si tratta di una mediamorfosi che è rivoluzione culturale:

C’è un punto cardine per ciò che riguarda la questione educativa. Riguarda la veloce trasformazione dei linguaggi scandita dall’evoluzione tecnologica in atto.
Molti pensano che tutto questo meccanizzi, renda algida, disumanizzante, la comunicazione. Invece è proprio il contrario. Paradossalmente l’approccio con ciò che chiamiamo multimedialità interattiva sta rimettendo in gioco i fattori sensoriali, irrompe il principio attivo dell’oralità nell’immediatezza della scrittura on line. Ci si emancipa dalle strutture rigide del pensiero lineare grazie all’ipertesto che ripercorre le dinamiche combinatorie e associative del pensiero umano.
Tra l’oralità e l’ipermedia c’è una connessione profonda: si tende a rivalutare la dimensione naturale del comunicare. (fonte Ideatre60)

Mi piace e mi appassiona questa nuova avventura professionale e anche dopo questo primo sondaggio sono sempre più convinta che quello del digital divide intergenerazionale sia un nodo da sciogliere e che farlo potrebbe creare grandi opportunità per tutti e in molti ambiti.

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3 Comments

  • sabato, 11 febbraio 2012 - 14:34 | Permalink

    Sempre interessanti i tuoi articoli!

    In questo caso mentre leggevo mi è venuto in mente un argomento, come dire, collaterale.

    Molte delle reazioni dei ragazzi che hai incontrato sono comuni a quelle degli adulti che ho incontrato io, per cui la rete è Facebook.

    Per cui la rete è chattare con gli amici, prendere degli appuntamenti, giocare, fare scherzi.

    Ovvero la rete non è una risorsa né tanto meno un’opportunità.

    Per non parlare delle donne che mi dicono, facendomi rabbrividire, che la mail la lasciano controllare ai mariti perché loro non se ne intendono.

    Mi sa che l’alfabetizzazione è una patata bollente, anche perché molti di questi adulti sono stimati professionisti o comunque punti di riferimento nella società, che motivano spesso le loro scelte o opinioni dicendo che l’hanno letto/visto su Facebook.

    [scusa il papiro]

    • sabato, 11 febbraio 2012 - 14:44 | Permalink

      Grazie @Mariantonietta: hai aggiunto in effetti un elemento importante e che avvalora la tesi che c’è bisogno di un dialogo perché “siamo tutti sulla stessa barca” quando si tratta di regole di navigazione on line ;-) grazie per essere passata!

  • sabato, 11 febbraio 2012 - 16:13 | Permalink

    Conferma ciò che anche io ho rilevato attraverso i miei laboratori con gli adolescenti. Mi sono fatta l’idea precisa che parlare di nativi digitali sia una panzana se li si connota come quelli che sanno usare tutti gli strumenti e le loro potenzialità. Spesso leggo annunci di offerte lavoro che esplicitano di volere nativi digitali, ma che significa? Sicuramente c’è un divario generazionale che riguarda l’alfabetizzazione digitale, ma poi c’è il problema dell’uso consapevole che accomuna adulti e ragazzi e secondo me da questo bisogna partire, come fa tu, per tracciare percorsi comuni. La scuola dovrebbe essere il luogo più adatto, ma…
    [scusa anche il mio papiro]

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